Maggio 2005
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In occasione dell'appuntamento referendario il nostro
Centro Culturale ha voluto dare il proprio contributo
in difesa della vita ed a sostegno delle ragioni che
impongono di difendere, nonostante i suoi limiti,
la legge che regolamenta in Italia la fecondazione
assistita e vieta la ricerca sugli embrioni.
Nella convinzione che la conoscenza sia il più efficace strumento per contrastare il tentativo in atto di abrogare la legge 40, abbiamo dedicato due serate all'esposizione analitica dei contenuti dei quattro quesiti referendari (due per serata), che sono stati scandagliati sia sotto il profilo scientifico che sotto quello giuridico. In questo siamo stati aiutati dalla dott.ssa Chiara Pozza (biologa presso l'istituto San Raffaele di Milano), e dall'avv. Roberto Respinti (ricercatore di Diritto Costituzionale ed esponente del Comitato Scienza & Vita). Indietro |
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Un'ultima serata, la terza, è stata dedicata ad esporre
le ragioni delle indicazioni di voto date dalla Chiesa,
che si è mobilitata per promuovere l'astensionismo militante.
Un atteggiamento con cui la gerarchia ha voluto perseguire
un duplice obiettivo: da una parte ottenere l'invalidazione
del referendum; dall'altra riaffermare che il diritto
naturale (primo fra tutti il diritto alla vita), non
è materia che può essere messa ai voti.
Non è infatti argomento che compete ai parlamenti, né tantomeno materia da sottoporre al vaglio del consenso popolare. Il diritto naturale compete solo a Dio, autore della natura, almeno fintanto che la follia dell'uomo non deciderà di mettere ai voti l'esistenza dell'Uno e dell'altra. Indietro |
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