Novembre 2002
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L'accelerazione che la caduta del comunismo ha dato
allo sviluppo dei rapporti est-ovest ha finito col
coinvolgere anche la Chiesa, ferita da una divisione
millenaria che le impedisce - usando un'espressione
di Giovanni Paolo II - di respirare con entrambi i polmoni.
Diffidenze ed incomprensioni, accompagnate da un persistente
clima di sospetto, hanno minato sin dall'inizio i tentativi
di dialogo avviati con la più consistente tra le
autorità ortodosse: il patriarcato di Mosca. Tanto
da dare un'immagine dell'ecumenismo - cioè
lo sforzo teso a ricomporre l'unità in seno alla Chiesa - simile
ad una vertenza sindacale, dove l'obiettivo da raggiungere
non esiste in partenza ma viene costruito nel tempo con
la trattativa, intesa come sommatoria di compromessi.
Il Papa ci ricorda che in realtà i cristiani nulla devono creare. L'unità della Chiesa esiste già: è il dono che Gesù le ha fatto sin dall'inizio della sua storia. I cristiani devono solo dare a questa unità una piena espressione storica e teologica, senza pensare di creare ciò che solo Cristo ha potuto creare e che l'uomo - per sua colpa - ha rovinato. In questa direzione un provvidenziale aiuto giunge dai martiri del '900: laici e sacerdoti, uomini e donne, tanto cattolici quanto ortodossi, che nella sofferenza hanno costruito solidarietà e fratellanza reale, là dove nella vita civile regnavano incomprensioni e divisioni. Chissà mai che forse, là dove hanno fallito i teologi, possano riuscire loro? Indietro |
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